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Cause mobilità dei denti

Posted on Giugno 29, 2015

Le cause della mobilità dei denti: quando il problema è patologico

I denti per i quali si riscontra la perdita della stabilità possono essere colpiti da diverse patologie del cavo orale di tipo degenerativo.

I denti in realtà non sono “stabili” come sembrano, ma sono soggetti a movimenti impercettibili che li rendono dinamici. Tale caratteristica è quella che viene sfruttata negli interventi ortodontici per correggere all’occorrenza la loro posizione.

Ci si accorge della mobilità dei denti quando questa aumenta al punto da essere percepita chiaramente mentre si mangia o si parla o al solo accostamento della lingua.

La mobilità dei denti diventa patologica quando è evidente il ritrarsi del tessuto gengivale e anche dell’osso, per cui gli elementi dentali non hanno più il sostegno sufficiente. Lo stesso processo che può scoprire i colletti dentali può arrivare a interessare le ossa mascellari.

 

Malattie che causano la mobilità dei denti

Una delle malattie che causano la mobilità dei denti è la parodontite, una infiammazione dei tessuti di sostegno dei denti che si propaga con conseguente diffusione di colonie batteriche che vanno ad attaccare il sostegno dei denti stessi, quindi gengive, parodonto ed osso.

L’infezione, che può diffondersi e danneggiare i legamenti stessi che ancorano il dente all’alveolo, ha un excursus subdolo che può essere molto lungo. A volte occorrono decenni perché si riscontrino danni visibili, altri volte invece (nei casi di parodontite aggressiva ad insorgenza giovanile) l’infiammazione crea subito danni permanenti alla bocca.

La causa principale è batterica, ma una mancata o non corretta igiene orale domiciliare e il mancato rispetto delle periodiche sedute di igiene professionale (solitamente ogni 6 mesi) peggiorano il decorso della malattia.

I depositi di placca e in seguito quelli del tartaro, infatti, diventano terreno fertile per colonie di batteri, che scavano le cosiddette “tasche” prima gengivali e poi parodontali.

Per verificare la presenza di parodontopatie il dentista usa la sonda gengivale che misura la profondità della tasca: nel caso questa superi i 4 millimetri la malattia è confermata.

Lo scollamento della gengiva è già un segnale della presenza di parodontite che, se curata in tempo con microscopio e laser, può essere efficacemente fermata con un notevole risparmio economico e biologico.

 

I processi infiammatori

Oltre alla parodontite, detta anche “piorrea“, possono intervenire a carico della stabilità del dente anche stati infiammatori acuti, come avviene nel caso di flogosi per ascessi.

In questo caso si verificano anche stati dolorosi a carico degli elementi dentali stessi e delle gengive.

La stessa infiammazione rende ancora più instabili i tessuti molli che circondano e sostengono il dente, ma l’instabilità è resa ancora più accentuata dal pus che si forma tra la radice e l’alveolo, cosicché si crea una base “fluida”su cui il dente non trova ancoraggio.

Le malattie del parodonto in ogni caso portano progressivamente all’instabilità dei denti che si manifesta prima con arrossamenti, rigonfiamenti, edemi, sanguinamenti (anche durante la normale igiene orale), irritazioni e alitosi, che vanno a creare un quadro tipico di una patologia che mette a rischio la salute dei denti.

Un’altra patologia di natura psicosomatica, nella quale concorrono stati di forte stress e condizioni patologiche come le malocclusioni dentali e che provoca mobilità dentale, è il bruxismo.

Si manifesta con la tendenza a digrignare i denti mentre le mandibole sono serrate.

Tutto ciò avviene in modo istintivo soprattutto di notte, quando il paziente non se ne rende conto.

Con il tempo questa tendenza usura e mina in modo accentuato la salute dei denti che devono essere difesi con l’applicazione del “bite”, una sorta di mascherina rigida che evita lo sfregamento.

Tra le condizioni che possono provocare mobilità dei denti viene annoverata anche la menopausa che, lungi dall’essere uno stato patologico, provoca una sconvolgimento a livello ormonale che può portare a tali disturbi.

In tal caso il paziente non avverte nessun tipo di dolore ma solo un progressivo scollamento dell’elemento dentario.

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