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Apicectomia dentale: cos’è? Quando serve?

Posted on Gennaio 22, 2018

L’apicectomia dentale, conosciuta anche più semplicemente con il termine apicectomia, può essere definita come la resezione chirurgica dell’apice di una radice del dente. Generalmente è la pratica odontoiatrica più utilizzata per il trattamento dei granulomi dentali che non possono essere gestiti tramite la devitalizzazione.

L’apicectomia dentale viene effettuata in due passaggi fondamentali:

  1. L’odontoiatra rimuove l’apice di una radice dentale che è stata severamente aggredita dai batteri
  2. La cavità radicolare aperta viene riempita con un materiale biocompatibile

Attraverso l’apicectomia dentale, il canale radicolare viene sigillato in modo permanente in modo da impedire che i batteri possano avervi nuovamente accesso. Si tratta di un intervento chirurgico che può essere considerato abbastanza invasivo ma che, fortunatamente, non è particolarmente doloroso e viene pertanto eseguito con una semplice anestesia locale.

Di solito, il dentista procede all’apicectomia dentale in condizioni particolarmente gravi, che producono importanti infiammazioni croniche a livello dell’apice radicale di un dente, come nel caso del granuloma o di continui ascessi dentali nel paziente. Va comunque precisato che il solo modo per guarire completamente da un granuloma è sottoporsi all’intervento chirurgico di devitalizzazione del dente che, nella maggior parte dei casi, è sufficiente per rimuovere del tutto l’infezione.

Nel caso in cui il dente non possa però essere devitalizzato, per ragioni legate all’anatomia del paziente o ad eventuali patologie, l’odontoiatra dovrà considerare l’apicectomia dentale come soluzione praticabile.

Apicectomia dentale: quando il dente malato non può essere devitalizzato

Ma, nello specifico, quali sono le circostanze in cui un dente severamente lesionato non può essere sottoposto alla classica devitalizzazione?

Tra le ragioni principali vanno elencate:

  • Il dente infetto era già stato devitalizzato in precedenza
  • È presente un’ostruzione oppure un perno nel canale radicolare del dente danneggiato
  • Il canale non può essere raggiunto con gli strumenti chirurgici necessari ad effettuare la devitalizzazione
  • Il canale radicolare è particolarmente ricurvo o di forma tortuosa
  • Il dente colpito dal granuloma si presenta incapsulato

Questi, in pratica, sono i casi in cui l’apicectomia dentale viene considerata come soluzione d’elezione. Ricordiamo invece che l’estrazione del dente malato è, per così dire, “l’ultima spiaggia” presa in esame dal dentista e avviene soltanto quando l’elemento infetto non può essere trattato né con la devitalizzazione né con l’apicectomia dentale.

Apicectomia dentale: non solo per ascessi e granulomi

Gli ascessi e i granulomi non sono le sole patologie nelle quali si interviene praticando l’apicectomia dentale. Esistono infatti anche altri casi tipici che vedono questa soluzione come una delle più adeguate, se non addirittura la più indicata in assoluto.

Nello specifico, ci riferiamo a:

  • Cisti dentali
  • Rottura della radice di un dente
  • Grave trauma alla radice di un dente
  • Sintomi dentali che si rivelano apparentemente irrisolvibili e non mostrano fenomeni morbosi ai raggi X
  • Mal di denti e dolori non gestibili con altri trattamenti endodontici

Un ultimo e interessante dettaglio relativo all’apicectomia dentale riguarda infine il fatto che, diversamente dal credere comunque, può essere eseguita su pressoché qualunque elemento dentale – frontale o molare – e non solamente sui denti posteriori.

Le operazioni di apicectomia sono più rapide e più veloci sugli incisivi o sui canini, mentre negli interventi ai molari e ai premolari ci si trova di fronte a una difficoltà più elevata causata, inevitabilmente, dal numero superiore di canali radicolari da gestire.

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Tags: apicectomia dentale

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Parodontite Staff

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