Gengive che sanguinano quando si lavano i denti, alito persistente, sensibilità o la sensazione che i denti siano “più lunghi”: sono segnali comuni, ma non sempre vengono presi sul serio.
Spesso si parla genericamente di “infiammazione alle gengive”, ma gengivite e parodontite sono due condizioni diverse. La prima coinvolge soprattutto le gengive ed è generalmente reversibile; la seconda può interessare anche i tessuti che sostengono il dente, compreso l’osso.
Capire la differenza è importante: intervenire nelle fasi iniziali può aiutare a evitare che il problema progredisca.
Gengivite e parodontite: due condizioni collegate, ma non equivalenti
Gengivite e parodontite fanno parte dello stesso processo infiammatorio, ma non rappresentano necessariamente due fasi obbligate. Una gengivite non trattata può aumentare il rischio che il problema progredisca, soprattutto in presenza di stili di vita non adeguati (fumo, scarsa igiene orale, etc) o fattori di rischio (diabete non controllato, patologie correlate, etc). Non tutte le gengiviti evolvono però in parodontite: per capire la reale situazione è importante non basarsi soltanto sui sintomi, ma effettuare una valutazione professionale meglio se coadiuvata da test specifici di laboratorio.


Foto esemplificative di paziente affetto da gengivite e paziente affetto da parodontite.
Gengivite e parodontite: le differenze principali
| Gengivite | Parodontite |
| Coinvolge principalmente le gengive | Coinvolge anche i tessuti di sostegno del dente |
| Può causare arrossamento, gonfiore e sanguinamento | Può causare tasche parodontali, recessioni e mobilità |
| Non comporta perdita di osso | Può determinare perdita di osso attorno ai denti |
| È generalmente reversibile | Può essere controllata, ma richiede un percorso personalizzato e mantenimento |
| Spesso migliora con igiene corretta e sedute professionali | Richiede una diagnosi approfondita e una terapia mirata |
Il sanguinamento non è mai normale
Molte persone pensano che vedere un po’ di sangue sullo spazzolino sia normale. In realtà, il sanguinamento gengivale è uno dei principali segnali di infiammazione: del resto quando il sanguinamento accade in qualche altra parte del nostro corpo non pensiamo mai che sia normale, la bocca non fa eccezione.
Non significa automaticamente avere la parodontite, ma merita attenzione soprattutto se:
si ripete nel tempo;
è associato ad alito persistente;
le gengive sembrano ritirarsi;
i denti appaiono più lunghi o più distanti tra loro;
si percepisce mobilità;
esiste familiarità per parodontite;
Attenzione soprattutto se si fuma: il fumo può ridurre o mascherare il sanguinamento gengivale, perché la nicotina provoca vasocostrizione. L’assenza di sangue non significa però che l’infiammazione sia assente: i batteri parodontali possono continuare ad alimentare la malattia anche senza un segnale evidente.
Dalla gengivite alla parodontite: accade sempre?
No. La buona notizia è che non tutte le gengiviti evolvono in parodontite. Tuttavia, una gengivite trascurata può rappresentare un segnale iniziale da non ignorare, soprattutto quando sono presenti fattori di rischio individuali.
La progressione dipende da molti elementi: quantità e tipo di batteri presenti, risposta dell’organismo all’infiammazione, abitudini di igiene orale, fumo, condizioni generali di salute e predisposizione individuale.
Per questo non basta guardare le gengive allo specchio per capire se il problema sia limitato a una gengivite o coinvolga strutture più profonde.
Come capire se si tratta di parodontite?
Per distinguere gengivite e parodontite serve una valutazione parodontale. Lo specialista può verificare la presenza di determinati ceppi batterici, tasche, il sanguinamento, la stabilità dei denti e lo stato dell’osso attraverso gli esami indicati per il singolo caso.
[Approfondisci come viene diagnosticata la parodontite ]
Una diagnosi precoce consente di definire un percorso mirato e di agire prima che il supporto dei denti sia compromesso in modo significativo.
Gengivite o parodontite: quando prenotare una visita?
È consigliabile chiedere una valutazione se il sanguinamento gengivale persiste, se l’alito cattivo non migliora nonostante una buona igiene orale o se noti cambiamenti nella posizione, nella stabilità o nell’aspetto dei denti e delle gengive.
Collutori, dentifrici specifici, gel e altri presidi topici possono talvolta ridurre temporaneamente il fastidio o l’arrossamento, ma non eliminano la placca e il tartaro presenti sotto gengiva né consentono di curare una parodontite. Per questo non dovrebbero sostituire una valutazione clinica quando i sintomi persistono.
La parodontite non deve essere sottovalutata, ma nemmeno affrontata con allarmismo: ogni situazione va valutata individualmente. Il primo passo è capire con precisione da dove nasce il problema.


